Le competenze genitoriali non si trasmettono più solo attraverso il modello familiare. Le ricomposizioni, l’isolamento geografico e la pressione scolastica hanno frammentato i riferimenti educativi. Accompagnare i genitori nell’educazione dei loro figli implica oggi mobilitare risorse strutturate, collegate alle politiche territoriali e ai dati recenti sullo sviluppo del bambino.
Salute mentale perinatale e genitorialità: un angolo poco sfruttato
La maggior parte dei dispositivi di accompagnamento genitoriale si concentra sull’educazione, la scolarità o la gestione dei conflitti. L’individuazione delle difficoltà psicologiche perinatali rimane in secondo piano, mentre condiziona la qualità del legame genitore-figlio fin dai primi mesi.
Il percorso genitorialità 2025-2027 integra ora l’individuazione delle difficoltà psicologiche perinatali come asse esplicito. L’orientamento verso i professionisti di primo intervento (ostetriche, medici di base, servizi di PMI) diventa un anello strutturante del sostegno alle famiglie.
Osserviamo che questa dimensione rimane poco visibile nelle guide destinate ai genitori. I segni di esaurimento genitoriale, di depressione post-partum o di ansia severa sono spesso banalizzati o confusi con la normale stanchezza dei primi mesi. Identificare queste situazioni precocemente consente di proporre un accompagnamento adeguato prima che le difficoltà si cristallizzino nella relazione educativa.
Per i professionisti del settore, è possibile accedere alla pagina genitori di Douceur Enfance per consultare risorse complementari su questi temi.
Servizio pubblico per la prima infanzia: cosa cambia con la competenza comunale

Dal 1 gennaio 2025, i comuni sono competenti per il servizio pubblico della prima infanzia. Questa evoluzione trasferisce ai comuni la responsabilità di orientare le famiglie verso le modalità di accoglienza e i servizi di accompagnamento alla genitorialità.
Questo trasferimento ha un impatto concreto sull’accesso alle risorse educative. I genitori non dipendono più esclusivamente dai dispositivi nazionali (CAF, REAAP) per trovare un interlocutore. Il comune diventa il primo punto di accesso.
Gli schemi dipartimentali dei servizi alle famiglie, rinnovati nel 2026-2027, declinano localmente le orientazioni nazionali relative all’accoglienza del giovane bambino e al sostegno alla genitorialità. L’istruzione pubblicata l’8 settembre 2026 inquadra questa declinazione. Per le famiglie, questo significa che l’offerta di accompagnamento varia ora notevolmente da un territorio all’altro.
Consigliamo ai genitori di contattare direttamente il servizio prima infanzia del loro comune o il loro centro sociale per conoscere i dispositivi locali attivi, piuttosto che affidarsi agli elenchi nazionali che non riflettono sempre la realtà sul campo.
Schermi e bambini: i livelli di equipaggiamento sostituiscono il semplice quota oraria
Le raccomandazioni sull’esposizione agli schermi sono evolute. L’approccio per livelli di equipaggiamento prende il posto del semplice quota di tempo quotidiano. Piuttosto che fissare una durata massima per fascia di età, i riferimenti recenti propongono di condizionare l’accesso a ciascun tipo di schermo al livello di maturità del bambino.
Questa logica cambia la postura genitoriale. Non si tratta più di controllare un cronometro, ma di decidere quando un bambino accede a un telefono, a un tablet personale o a un social network. Il focus è sulla natura dello strumento, non solo sulla durata.
- A partire dalla scuola media, si pone la questione del primo telefono cellulare. La scelta tra un telefono semplice e uno smartphone condiziona l’esposizione ai social network e ai contenuti non filtrati.
Questo tipo di risorsa locale completa utilmente le raccomandazioni generali aiutando i genitori a strutturare la progressione verso l’autonomia digitale del loro bambino.

Competenze genitoriali: cosa copre realmente l’accompagnamento educativo
Il termine “competenze genitoriali” è spesso utilizzato nei dispositivi istituzionali senza una definizione operativa chiara. Il Consiglio nazionale di sostegno alla genitorialità lo scompone in aspetti materiali, psicologici, morali, culturali e sociali del legame adulto-bambino.
In pratica, l’accompagnamento educativo si concentra su tre registri distinti:
- Il registro organizzativo: gestione dei ritmi del bambino, articolazione tra tempo scolastico e tempo familiare, ripartizione delle responsabilità tra co-genitori.
- Il registro relazionale: comunicazione con il bambino in base alla sua età, gestione dei conflitti, postura di fronte alle emozioni forti.
- Il registro di orientamento: capacità del genitore di identificare quando una difficoltà supera le sue competenze e di richiedere un professionista (psicologo, logopedista, educatore specializzato).
I gruppi di scambio tra genitori, i laboratori collettivi e i luoghi di accoglienza bambini-genitori (LAEP) lavorano su questi tre registri in modo complementare.
L’accompagnamento funziona quando il genitore identifica le proprie risorse piuttosto che applicare un modello prescritto. I dispositivi più efficaci sono quelli che partono dalle domande concrete delle famiglie, non da un programma teorico calato dall’alto.
La crescente mercificazione delle offerte di coaching genitoriale, segnalata dal HCFEA, pone un problema di qualità. I genitori che cercano risorse educative traggono vantaggio dal privilegiare le strutture collegate ai reti istituzionali (CAF, PMI, centri sociali) piuttosto che prestazioni senza un quadro deontologico verificato.



